Olio di palma

Avete di certo sentito parlare di olio di palma, l’argomento da diversi mesi tiene banco nelle discussioni pre e post acquisto da supermercato, ma siete realmente ferrati sull’argomento? Si dice che quest’olio sia dannoso per la nostra salute e che esso è contenuto in moltissimi prodotti alimentari confezionati, ma è tutto vero? Ebbene, nel presente articolo cercheremo, nei limiti delle nostre possibilità, di fare ordine e un po’ di chiarezza su questo tema, già noto e caro ai consumatori più attenti.

Frutti della palma da olio

Che l’olio di palma sia ormai onnipresente in tantissimi alimenti preconfezionati (alcuni molto noti e di larghissimo consumo), lo si può riscontrare in maniera immediata e tangibile, consultando le tabelle alimentari poste sulle confezioni di: merendine, biscotti, grissini, cracker, fette biscottate, prodotti da forno e decine di altri alimenti. Cosa ben più ardua è dare invece dimostrazione che quest’olio possa risultare realmente dannoso per la nostra salute… Noi ci proviamo mettendo a confronto tre autorevoli “scuole di pensiero”: l’Istituto Superiore di Sanità (che dà voce al Ministero della Salute) e di controparte gli studi di accreditati scienziati e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.

Ma vediamo i fatti: l’olio di palma, da tempo è sotto i riflettori mediatici per le accuse elevate da diversi studi scientifici (anche italiani), i quali in sostanza asseriscono che: “Il consumo abituale di olio di palma fa aumentare in modo significativo la concentrazione di grassi nel sangue (dal colesterolo ai trigliceridi); che il consumo di detto olio peggiora il profilo lipidico favorendo il danno cardiovascolare e infine che l’acido palmitico favorisce l’incremento di sostanze infiammatorie circolanti nel sangue“. A tutto ciò, come se non bastasse va poi aggiunto l’ingente danno ambientale che la produzione di olio di palma sta generando, con la deforestazione di diverse foreste pluviali (causa primaria dell’effetto serra).

Una manciata di frutti dai quali ricavare olio di palma

Di contro risposta alle dissertazioni dei suddetti studi scientifici, la posizione del nostro Ministero della Salute risulta a mio personale avviso ancora relativamente ambigua. Un paradosso, questo che mi lascia molto pensare… Ne è testimonianza un documento stilato e diramato lo scorso 25 febbraio 2016, dall’Istituto Superiore di Sanità intitolato: “Conseguenze per la salute dell’utilizzo dell’olio di palma come ingrediente alimentare” (documento consultabile direttamente dal Sito web del Ministero), dal quale in sintesi apprendiamo: “…che l’olio di palma è un ingrediente largamente impiegato nell’industria alimentare e rappresenta una rilevante fonte di acidi grassi saturi, che la letteratura scientifica non riporta l’esistenza di componenti specifiche dell’olio di palma capaci di determinare effetti negativi sulla salute, ma riconduce questi ultimi al suo elevato contenuto di acidi grassi saturi rispetto ad altri grassi alimentari… Il suo consumo non è correlato all’aumento di fattori di rischio per malattie cardiovascolari nei soggetti normo-colesterolemici, normopeso, giovani e che assumano contemporaneamente le quantità adeguate di polinsaturi. Nel contempo, fasce di popolazione quali bambini, anziani, dislipidemici, obesi, pazienti con pregressi eventi cardiovascolari, ipertesi possono presentare una maggiore vulnerabilità rispetto alla popolazione generale. Per tale ragione, nel contesto di un regime dietetico vario e bilanciato, comprendente alimenti naturalmente contenenti acidi grassi saturi (carne, latticini, uova), occorre ribadire la necessità di contenere il consumo di alimenti apportatori di elevate quantità di grassi saturi“.

Prese di posizione differenti, come abbiamo visto, che pur contrastanti convivono… Fatto è che l’olio di palma (in questi ultimi tempi bandito da diverse aziende di rilevanza internazionale tra cui Plasmon), in Italia è ancora ammesso come ingrediente per alimenti. Un’olio, quello di palma che scivola nella sottile discordia che si confonde tra salute e beceri interessi economici, come dire: “Sappiamo che fa male, ma lo consideriamo un insalubre/tollerabile”.

Per nostra fortuna (e qui chiudo l’articolo) per contrastare questo forzato stallo, sembra sia intervenuta l’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), la quale in un suo corposo dossier (presentato agli inizi di maggio 2016) asserisce che l’olio di palma è da bandire perché contiene tre sostanze tossiche (una delle quali classificata come genotossica e cancerogena) per cui il consumo di prodotti alimentari con discrete quantità di grasso tropicale viene sconsigliato soprattutto ai bambini e agli adolescenti.

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