Etichetta composizione dei tessuti

Per legge ogni capo di abbigliamento deve essere provvisto di una “etichetta di composizione dei tessuti“. Nella fattispecie questo piccolo talloncino, contiene importanti informazioni relative alla composizione del tessuto dell’indumento che ci apprestiamo ad acquistare. Per non incorrere in spiacevoli inconvenienti, è buona norma quindi che all’atto della scelta di un nuovo capo di abbigliamento si controlli questa specifica etichetta. Quest’accortezza eviterà l’imbarazzo di acquistare e di indossare un bel capo sintetico “travestito” di naturale.

Composizione dei tessuti (foto M. Cuomo - www.nonsolorisparmio.it)

Quante volte ci è capitato di trovare in vetrina una bella maglia, un maglione o un pantalone a buon prezzo? Ebbene, il basso costo (quasi sempre indicatore di bassa qualità), dovrebbe almeno far suonare il campanello di allarme. In tali circostanze un controllo dell’etichetta è quindi opportuno più che mai, se non altro per evitare un errato acquisto, e risparmiare denaro.

Per la serie “pochi vestiti, ma buoni”, i miei acquisti sono orientati su tessuti naturali e duraturi (cotone, lana vergine, lino e seta), materiali, ahimè, sempre più rari da vedersi. Per abbassare i costi l’industria tessile, oggi, utilizza tessuti ibridi composti in percentuale da fibre: naturali, artificiali e sintetiche.

Dando per scontato che conosciate i tessuti naturali, a seguire trovate alcune delucidazioni sui più comuni tessuti artificiali e sintetici:

Composizione dei tessuti (foto M. Cuomo - www.nonsolorisparmio.it)

Le fibre artificiali: Acetato – Cupro – Lyocell – Modal – Triacetato – Viscosa (o Rayon).

  • Sono ottenute dalla trasformazione di materie prime naturali di origine organica. Queste particolari fibre tessili si possono produrre a partire da proteine animali o vegetali.

Composizione dei tessuti (foto M. Cuomo - www.nonsolorisparmio.it)

Le fibre sintetiche: Acrilico – Elastam (Poliuretano) – Gore-tex (Politetrafluoroetilene) – Modacrilico (acrilico modificato per resistenza alla fiamma) – Neoprene – Nylon (Poliammide) – Poliestere – Polietilene – Polipropilene.

  • Vengono prodotte con materie prime di basso costo (derivati petroliferi). Sono inoltre composte da sostanze chimiche non esistenti in natura ma sintetizzate ex novo: è quindi incognita la reazione che potranno determinare sugli organismi animali e vegetali, reazione che potremo verificare solo tra una o due generazioni. Non sono biodegradabili; quindi sono destinate, una volta usate, a rimanere per tempi indefiniti come materiali inquinanti dell’ambiente.
    Inoltre le fibre sintetiche, che vengono più a stretto contatto con l’organismo umano in qualche caso possono portare a delle reazioni di rigetto, le cosiddette allergie, ciò a causa anche dei coloranti usati. Alcune di esse sono pericolose da indossare perché, in caso di combustione, bruciano con fiamma viva, difficilmente estinguibile, e contemporaneamente fondono così da provocare gravissime ustioni.

P.S.: sperando possa risultare utile anche a voi, ho messo in essere questo breve tutorial senza alcuna pretesa, al fine di esortarvi alla giusta scelta di un buon capo di abbigliamento.

Note: le informazioni tecnico/scientifiche sono tratte da Wikipedia)


Per ulteriori approfondimenti si consiglia anche la consultazione di “Etichetta di lavaggio

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