Come scegliere il tonno in scatola

Come scegliere il tonno in scatola

Pietanza ormai onnipresente nelle nostre dispense (vero e proprio “salvagente” quando non sai cosa mangiare e non hai idee e/o tempo per preparare qualcosa, la cara scatoletta di tonno viene sempre in tuo aiuto).

Come scegliere il tonno in scatola (foto M. Cuomo - www.nonsolorisparmio.it)

Alla luce del larghissimo consumo che se ne fa e sempre alla ricerca di consigli, dritte e info utili da condividere con la consolidata utenza di nonsolorisparmio.it, in questa pagina appunteremo qualche notiziuola sul tonno in scatola, che ho avuto modo di rintracciare consultando numerosi siti e blog che trattano l’argomento.

Ecco quali sono le mie personali annotazioni che se prese alla lettera possono salvaguardare il rapporto qualità/prezzo nei nostri acquisti:

1) Un buon tonno

che sia al naturale (salamoia) o in olio, non dovrebbe contenere glutammato monosodico E621(1).

2) Se conservato il olio

(così come dichiarato in etichetta), è da preferire sempre un olio extravergine o in alternativa un olio di oliva (evitiamo quindi oli meno pregiati e più commerciali, quali: girasole e semi vari).

3) Il tonno in scatola è da preferirsi nei formati grandi (160 g. – 300 g.)

in essi infatti, a differenza delle scatolette piccole da 80 g. nelle quali vengono confezionati quasi esclusivamente i pezzi di pesce più piccoli (il più delle volte derivanti da “scarti” di lavorazione e dove non raramente troviamo anche porzioni sbriciolate), puoi trovare una rosa di carne unica e compatta.

4) Occhio al peso netto del tonno “sgocciolato”

alcune confezioni (quelle più economiche) possono contenere un minor quantitativo di carne ed un maggiore liquido di governo (che verrà quasi sempre scartato).

Al punto 5 di questo brevissimo vademecum, mi riservo di passare una dritta, forse quella più importante che comunque va presa con la dovuta attenzione e senza creare particolari allarmismi.

5) Provenienza del pescato

visto e considerato che in etichetta molti produttori (per comprovata politica di trasparenza) indicano la provenienza del pescato, approfittiamo di questa opportunità e sfruttiamola per evitare zone di mare/oceano potenzialmente contaminate.

Fermo restando che ormai tutti i mari sono contaminati, e che il tonno nella sua esistenza copre notevoli distanze (anche migliaia di chilometri), cerchiamo di evitare le zone che notoriamente in fatto di contaminazione hanno subito un altissimo impatto ambientale.

Personalmente eviterei quindi le zone antistanti le coste del Giappone, della Cina e dell’Indocina, contraddistinte dalla nomenclatura FAO61 (aree marine in cui la parola nucleare è di casa) che negli anni hanno assorbito notevolissime quantità di radiazioni derivanti da scorie altamente radioattive.

Per la serie “non è vero, ma ci credo…”, nonostante le comprovate rassicurazioni di molti esperti del settore, eviterei anche la vicinissima FAO71 (zona adiacente più a sud).

Va da sè, che se mangiamo carne di un pesce catturato in età adulta proprio in tali zone (come certificato in etichetta), a lungo andare i rischi sulla salute di certo non mancheranno.

A seguire, per un immediato colpo d’occhio utile ad orientarsi, rimetto il planisfero con l’indicazione delle ZONE FAO (elaborato per nonsolorisparmio.it da Domenico Cuomo).

Zone Fao - Planisfero elaborato da Domenico Cuomo

 

6) Oltre al rischio radiazioni

seppur il tonno in scatola (Yellowfin, ossia il pinna gialla) è relativamente più sicuro di quello fresco, poiché viene generalmente pescato negli oceani.

Negli oceani il tasso di inquinamento è minore rispetto al circoscritto Mediterraneo nel quale si pesca quasi esclusivamente il più pregiato e costosissimo tonno rosso (bluefin).

E’ bene tenere sempre in considerazione che questo grande predatore essendo al vertice della catena alimentare della fauna marina (così come il pesce spada e la ventresca) ha nelle sue carni una più elevata concentrazione di mercurio.

Maggiore sarà longevità e stazza, maggiore risulterà l’accumulo di metalli pesanti. I più sicuri, al contrario, sono i pesci di piccola taglia.

7) Evitiamo un consumo esagerato

Visti i precedenti punti, eviterei quindi un consumo spropositato del tonno e del pesce spada, attenendomi ad un consumo più oculato (max 1 volta a settimana).

8) Da sempre sensibili alla difesa del delicato ecosistema che ci ospita

nell’ultimo punto di questo breve articolo non potevamo omettere un dato di fatto: a causa della indiscriminata pesca intensiva dovuta alla crescente domanda da parte dei consumatori, rispetto agli anni ’70 il tonno si è ridotto del 90%(2).

Conclusioni

Alla luce di questo allarmante dato, viene spontaneo un monito: “Se proprio non riusciamo a fare a meno della scatoletta di tonno (mi raccomando osserviamo almeno il punto n. 8).

Cerchiamo, quindi, di privilegiare l’acquisto di tonno prodotto da aziende che si dimostrano sensibili alla sostenibilità del pescato”. Visualizza campagna di sensibilizzazione “Rompiscatole“.


Note:

(1) Il glutammato monosodico è il sale di sodio dell’acido glutammico, uno dei 23 amminoacidi naturali che costituiscono le proteine.

È uno degli amminoacidi più abbondanti in natura, ed è possibile trovarlo in molti alimenti come latte, pomodori e funghi oltre che in alcune alghe usate nella cucina giapponese.

Il parmigiano è il cibo che ne contiene di più: 1,2 grammi ogni 100. Trova uso nell’industria alimentare come additivo ed è identificato dalla sigla E621.

È un esaltatore di sapidità ed è l’ingrediente principale dei dadi da brodo e dei preparati granulari per brodo (tratto da: wikipedia.org);

(2) fonte Greenpeace.it

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